Brasil

In Brasile si cominciano già a considerare gli anni dal 2011 al 2020 come la decade d'oro di Rio de Janeiro, in virtù di una serie di investimenti che dovrebbero facilitare la crescita economica e sociale della città.

Grandi eventi mondiali, come la conferenza di Rio+20 dell'ONU, ma soprattutto il mondiale di calcio 2014 e le Olimpiadi nel 2016, avranno luogo a Rio in questo periodo.

I giochi delle 31° olimpiadi si terranno dunque in Brasile, e il 2016 sarà anche la prima volta che i Giochi Olimpici sbarcheranno in una città sudamericana.

La delegazione brasiliana ha festeggiato la vittoria cantando la canzone “Città meravigliosa”.

REPLICANO IL TEMPIO DI SALOMONE.

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Lo inaugureranno gli evangelici brasiliani tra qualche giorno. Un opera che sfiora i 300 milioni di dollari

Fede e prosperità, non ci può essere l’una senza l’altra, predicano i pastori della Chiesa Universale del Regno di Dio, una confessione evangelica pentecostale brasiliana con 8 milioni di seguaci nel mondo. E perché il connubio sia dimostrato inaugureranno giovedì prossimo una imponente replica del biblico Tempio di Salomone proprio a San Paolo. Costo: 288 milioni di dollari.

Ci sono voluti quattro anni per terminarla. I 40 mila metri quadrati di pietre della costruzione arrivano da Israele, da Hebrón. Le ha importate Edir Macedo, il leader della Iglesia Universal, creata trent’anni fa in Brasile e già felicemente impiantata in un centinaio di paesi.

Il gigantesco edificio è una replica del Tempio di Salomone di cui ci sono tuttora reperti a Gerusalemme. Avrà una altezza di 52 metri, 105 di larghezza e 121 di lunghezza. L’imponente tempio sarà decorato con dodici olivi importati dall’Uruguay e altri elementi che richiameranno la Terra Santa. E come la Terra Santa, nelle intenzioni di chi l’ha voluto, dovrà diventare una meta di pellegrinaggio per gli evangelici del continente sudamericano. Che sono molto cresciuti nell’ultimo ventennio.

Shimon Peres va dal Papa e propone una "Onu delle religioni"

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L'incontro tra l'ex presidente di Israele e papa Francesco si è svolto stamane in Vaticano. "Preso atto che l'Onu ha fatto il suo tempo, quello che ci serve è un'Organizzazione delle Religioni Unite, un'Onu delle religioni - dice Peres in un'intervista a Famiglia Cristiana -. Sarebbe il modo migliore per contrastare questi terroristi che uccidono in nome della fede, perché la maggioranza delle persone non è come loro, pratica la propria religione senza uccidere nessuno, senza nemmeno pensarci". "E penso - prosegue - che dovrebbe esserci anche una Carta delle Religioni Unite, esattamente come c'è la Carta dell'Onu.

La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa, come vediamo fare in queste settimane, non ha nulla a che vedere con la religione. E' questo che ho proposto al Papa".

Secondo Shimon Peres, 91 anni, protagonista della fondazione e poi della vita dello Stato di Israele di cui è stato presidente fino al 24 luglio di quest'anno, premio Nobel per la Pace nel 1994 insieme con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat, "oggi ci confrontiamo con centinaia, forse migliaia di movimenti terroristici che pretendono di uccidere in nome di Dio". "E' una guerra del tutto nuova rispetto a quelle del passato, sia nelle tecniche sia soprattutto nelle motivazioni - sottolinea -. Per opporci a questa deriva abbiamo l'Organizzazione delle Nazioni Unite. E' un organismo politico ma non ha né gli eserciti che avevano le nazioni né la convinzione che producono le religioni.

E lo si vede bene: quando l'Onu manda in Medio Oriente dei peacekeepers che vengono dalle Isole Fiji o dalle Filippine e questi vengono sequestrati dai terroristi, che può fare il segretario generale dell'Onu? Una bella dichiarazione. Che non ha né la forza né l'efficacia di una qualunque omelia del Papa, che nella sola piazza San Pietro raduna mezzo milione di persone".

Peres dice anche che vedrebbe bene papa Francesco alla guida delle Religioni Unite. "Sì, per le ragioni che dicevo prima e anche perché lui comunque ci ha già provato, invitando Abu Mazen, il patriarca di Costantinopoli e me a pregare in Vaticano". "In passato - spiega ancora l'ex presidente israeliano -, la maggior parte delle guerre erano motivate dall'idea di nazione. Oggi, invece, le guerre vengono scatenate soprattutto con la scusa della religione.

Nello stesso tempo, però, se mi guardo intorno noto una cosa: forse per la prima volta nella storia, il Santo Padre è un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi: forse l'unico leader davvero rispettato. Per questo mi è venuta l'idea che ho proposto a papa Francesco".