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Assange: "Il nuovo totalitarismo sono i colossi del web"

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Dal fondatore di WikiLeaks un duro attacco a Google: "Il suo business è sorvegliare milioni di persone"

di FABIO CHIUSI

JULIAN Assange nel suo nuovo libro When Google Met WikiLeaks è durissimo: "Se volete una visione del futuro", scrive, "immaginate occhiali di Google promossi da Washington e legati a volti assenti - per sempre". L'accusa al colosso web è di mostrare addirittura "l'impenetrabile banalità del non fare il male". Se i rimandi sono a George Orwell e Hannah Arendt, sembra significare che Google non solo è tutt'uno con la politica estera Usa - questa l'ipotesi principale - ma che sia anche una entità che potrebbe configurare una nuova forma di totalitarismo.

Assange, lo crede davvero?

"Sì, una forma postmoderna di totalitarismo. Ma dovremmo mettere le cose nella giusta prospettiva. Il totalitarismo che si è sviluppato nella Germania nazista e nell'Unione Sovietica era hi-tech. I nazisti sono stati la guida mondiale nello sviluppo tecnologico sotto diversi aspetti, e avevano l'ambizione ideologica di spingersi in un mondo inedito di nuove meraviglie tecnologiche. Non voglio fare paragoni semplicistici con il brutale regime nazista, e Google non è ancora per nulla vicina a quel punto. Ma il desiderio totalizzante c'è".

E in cosa consisterebbe?

"Il modello di business di Google, la sorveglianza, colpisce miliardi di cittadini, ed è raccogliere più informazioni possibile sulle persone, immagazzinarle, indicizzarle, usarle per creare modelli che prevedono i loro comportamenti e venderli ai pubblicitari. Essenzialmente lo stesso modello di raccolta massiva dei dati che ha la Nsa. Il che spiega perché la Nsa si è garantita di accedervi. Google come compagnia e Larry Page hanno una visione totalizzante dell'azienda, che prevede un futuro in cui chiunque indosserà occhiali di Google così da poter intercettare perfino il nostro sguardo, i luoghi, gli appuntamenti, controllare le automobili e i consigli su cosa fare e non fare. Tutto nel nome di ciò che sembra una massimizzazione dell'efficienza, senza alcuna considerazione per il sistema totalizzante che è stato costruito, che fa sembrare gli assillanti burocrati stalinisti ignoranti al confronto".

Una bocciatura radicale che va oltre Google, tuttavia. Nel suo precedente volume, Cypherpunks , ha scritto che internet è "il più pericoloso facilitatore del totalitarismo che abbiamo mai conosciuto". In questo libro però sostiene che "la cosa migliore che sta accadendo è la radicalizzazione della gioventù che sa usare Internet". Abbastanza per opporsi alla prospettiva di una distopia digi-globale?

"Ci sono chiari segnali che la civiltà globale stia andando verso una distopia. La domanda è: che possiamo farci? La risposta è che ci sono un po' di rimedi - possono essere sufficienti o meno, ma sono tutto ciò che abbiamo. Uno è l'educazione politica di massa che ha cominciato a verificarsi su Internet in risposta e che sta continuando. La capacità dei giovani di imparare e adattarsi a ciò che altrimenti sarebbe un sistema diretto verso il totalitarismo elettronico non dovrebbe essere sottovalutata. Per esempio, vediamo sorgere nuove forme organizzative, sistemi come Bitcoin che aggiungono uno strato sicuro, protetto dalla crittografia, a quello della rete compromessa".

È realistico chiedere, come fa lei, che la sorveglianza di massa finisca invece di essere semplicemente riformata - specie ora che l'Is porta di nuovo la minaccia terroristica all'attenzione globale?

"Abbiamo pubblicato migliaia di documenti sull'Is fin dal 2007. Il Califfato non è, nella sua essenza, un fenomeno nuovo e comprende bene che se vuole aumentare il sostegno a suo favore deve essere attaccato. Quei video terribili delle decapitazioni servono a guadagnare sostenitori. La risposta degli Usa e degli alleati è trasformare qualunque cosa in una minaccia alla propria sicurezza, che lo sia o meno, così da terrorizzare l'opinione pubblica interna".

E giustificare la sorveglianza di massa?

"Certo, sta già accadendo. Ma non credo che importi davvero. In fondo il ruolo di Nsa, GCHQ e alleati è infrangere la legge. Per questo è illusorio pensare che l'antidoto alla sorveglianza globale di massa verrà dalle norme. Si possono affrontare, ma il come riguarda l'uso di tecnologie di difesa".