Il vero Israele
Ogni menzione del nome "Israele" suscita polemiche. Per alcuni gli Ebrei hanno sempre torto, per altri hanno sempre ragione. È sempre stato cosí, fin da quando Dio disse ad Abramo che i suoi discendenti sarebbero stati oggetto di "benedizioni" e di "maledizioni" (Genesi 12:3).Ma perché questa piccola nazione è continuamente al centro dell'attenzione e dei conflitti?
Ci sono vari motivi:
* La sua stessa esistenza è causa di attriti e di inimicizie tra Ebrei e Arabi, che risalgono al conflitto storico tra Isacco e Ismaele.
* La sua storia e la sua sopravvivenza rendono testimonianza alla verità della Bibbia e a Gesù, il promesso Messia e Salvatore, dimostrando la falsità delle basi religiose e politiche dell'umanesimo, del paganesimo e dell'Islam.
* Pur nella loro incredulità, gli Ebrei sono
"amati a causa dei loro padri" (Romani 11:28)e di conseguenza odiati da tutti coloro che odiano Dio e negano che Gesù sia il Signore.
Ma non ci sono altre alternative al sionismo da una parte e l' antisemitismo dall'altra? Siamo forse costretti o a vedere il ritorno degli Ebrei in Palestina come il messaggio centrale delle profezie dell'Antico Testamento, oppure a volere la distruzione dello stato ebraico? No di certo! Ma il credente non deve essere portato dalla sua naturale simpatia con il popolo dal quale
"proviene, secondo la carne, il Cristo" (Romani 9:5)a inventare un sionismo cristiano che è estraneo sia alla Bibbia che alla storia.
Non si tratta di una sottigliezza teologica: il modo in cui vediamo Israele influenzerà tutta la nostra comprensione della Bibbia, dell'attualità e della nostra responsabilità verso le nazioni.
Per esempio:
* Come interpretare le profezie dell'Antico Testamento? Si adempiono nell'Israele odierno, oppure nella restaurazione della chiesa?
* Come evangelizzare gli Ebrei? Sono già "cristiani a metà"? Hanno già ereditato la Terra promessa? Godono attualmente delle promesse contenute nel patto di Dio di benedirli e proteggerli? Sono figli di Abramo oppure del diavolo (Giovanni 8:39-44)? Hanno bisogno di Gesù per completare la loro ebraicità, oppure la loro religione è semplicemente incredulità camuffata da tradizioni ebraiche?
* Come vedere lo Stato d'Israele nel mondo di oggi? Ogni oppositore arabo è un terrorista e ogni soldato israeliano autorizzato a uccidere? Possiamo giustificare le oppressioni e le violenze commesse in nome del sionismo mentre le condanniamo negli altri?
* Amiamo non solo gli Ebrei ma anche gli Arabi e tutte le altre nazioni, cosí come li ama Dio? Non dobbiamo forse pregare per la pace di Baghdad come per quella di Gerusalemme?
* La chiave dei tempi della fine sta nel ritorno degli Ebrei in Palestina, nella ricostruzione del Tempio e nel successo dello Stato d'Israele? oppure nell'unità del popolo di Dio in Cristo, nella costruzione della casa di Dio che è la Chiesa e nella sua santità di vita davanti al mondo?
La chiave dell'interpretazione
Non dobbiamo trarre conclusioni affrettate dall'uso nelle profezie di parole quali "Sion", "Israele" e "Gerusalemme", come fecero i Giudei quando Gesù disse:
"Demolite questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!" (Giovanni 2:19-21).Essi pensavano che parlasse del tempio di Erode, ma in realtà si riferiva al tempio del proprio corpo. Per scoprire che cosa volesse dire veramente lo Spirito Santo quando parlò attraverso i profeti, bisogna guardare nel Nuovo Testamento per vedere come Gesù e gli apostoli li interpretano e quale sia il vero significato di "Giudeo", "Israele", "Sion", "restaurare", eccetera. Vedremo che essi danno a questi testi un significato che va molto al di là di ciò che appare con una lettura superficiale.
Per esempio:
* Un Ebreo incredulo non è Ebreo (Giovanni 8:36-41, Romani 2:28-29).
* La "progenie di Abramo" è Cristo e coloro che credono in Lui (Galati 3:16,19,29).
* La promessa fatta ad Abramo – che nella sua sua progenie tutte le nazioni sarebbero state benedette – fu adempiuta nella venuta dello Spirito Santo sulla chiesa universale (Galati 3:14).
* L'adempimento della promessa divina di "restaurare tutte le cose, come ha promesso tempo fa attraverso i suoi santi profeti" è iniziato nella risurrezione e nell'ascensione di Cristo, nell'effusione dello Spirito Santo e nella predicazione della remissione dei peccati nel nome di Gesù (Atti 3:24).
* I tempi di cui i profeti avevano parlato erano i tempi in cui essi vivevano (Atti 3:24).
Dobbiamo concludere che il messaggio principale dei profeti dell'Antico Testamento fu la Chiesa di Dio, non il ritorno degli Ebrei in Palestina e la fondazione del moderno stato di Israele!
Distruggere i miti su Israele
Se partiamo dalla premessa che l'Israele moderno adempia le profezie dell'Antico Testamento, ne trarremo diverse conclusioni sbagliate. Occorre abbattere queste per poter afferrare le vere promesse delle Scritture profetiche e nello stesso tempo evitare di dare una visione distorta del vantaggio che realmente gli Ebrei hanno a causa della loro storia.
L'interpretazione spirituale della profezia non deruba Israele della sua terra! Quando diciamo che le promesse di Dio ad Israele non si sono adempiute nel moderno ritorno nella Terra Promessa, non è per derubare gli Ebrei ma per aprire la porta a qualcosa di ben più grande. La parola ebraica eretz, usata per la terra di Canaan, è la stessa usata in Genesi 1:1 per il mondo intero.
L'Israele di Dio, la Chiesa, erediterà molto più che la terra di Palestina: erediterà il mondo intero!
"La promessa di essere erede del mondo... fatta ad Abramo e alla sua discendenza..." (Romani 4:13). Il piano di Dio per il mondo fu visto simbolicamente quando Giuda tornò a possedere il proprio paese dopo la cattività in Babilonia, ma Israele prenderà possesso realmente della sua eredità solo quando il popolo di Dio riempirà il mondo intero!
Di chi è il paese?
In Genesi 17:7-8, Dio rivela ad Abramo la propria decisione sovrana:
"Fermerò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione... Ti darò tutto il paese di Canaan in possesso perpetuo..."E ancora nel Salmo 105:7-11:
"Egli si ricorda per sempre del suo patto, della parola da lui data per mille generazioni, del patto che fece con Abramo, del giuramento che fece a Isacco... dicendo: «Ti darò il paese di Canaan come vostra parte di eredità»".Quante parole forti per esprimere l'impegno permanente di Dio: patto, parola, giuramento...!
Ma questi versetti significano veramente che la terra di Canaan appartiene in perpetuo alla nazione di Israele? Se leggiamo Geremia 33:20-26, possiamo "provare" con lo stesso ragionamento che il sacerdozio levitico durerà per sempre e che ci sarà sempre un discendente di Davide sul trono d'Israele. Ma in questo caso non cerchiamo un adempimento letterale, né pensiamo che la profezia sia venuta meno, anche se oggi non c'è nessun sacerdozio levitico e non c'è stato alcun re dal tempo di Sedekia in poi.
Sappiamo invece che il patto di Dio con Levi è stato adempiuto da Gesù, che è Sacerdote in eterno secondo un ordine più grande di quello di Levi e Re e Signore di Davide oltre ad essere suo figlio (Salmo 110). È come re e sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec che Gesù ha adempiuto il patto di Dio con Levi e con Davide, quando risuscitò dai morti per sedere come Re e Sacerdote sul trono di Davide, non a Gerusalemme, ma nel cielo!
Cosí è anche della Terra Promessa. Non che gli Ebrei non debbano avere una patria in Palestina; ma l'adempimento del patto di Dio con Abramo è che il mondo intero sia sottomesso a Gesù il Messia, unto come Sacerdote e Re.
Questa interpretazione delle promesse di Dio ad Abramo in Genesi 17 e nel Salmo 105 non è una recente invenzione di "spiritualizzatori" antisemitici: è l'interpretazione data da Abramo stesso!
"Per fede Abramo soggiornò nella terra promessa come in terra straniera... perché aspettava la città che che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio... Tutti costoro... confessavano di essere forestieri e pellegrini sulla terra... Desiderano una patria migliore, cioè quella celeste" (Ebrei 11:9-16).Abramo, pur vivendo nella "terra promessa", sapeva che questa era solo un anticipo, un simbolo della sua vera eredità: una patria celeste, la città di Dio, dove viene fatta la volontà di Dio sulla terra cosí come in cielo.
L'immigrazione in massa di Ebrei in Israele adempie le profezie bibliche?
Molte Scritture parlano di una raccolta di Israele dai quattro angoli della terra, seguita da una grande effusione di Spirito Santo e dalla benedizione dei Gentili. I brani più significativi sono in Isaia capp. 40-66 e in Geremia capp. 31-33. Come gran parte delle profezie bibliche, anche queste parlano sia di una situazione immediata, sia del grande avvenimento finale in cui i principi divini che esse esprimono saranno adempiuti perfettamente nel regno di Dio che si realizzerà sulla terra.
È detto chiaramente che la prima fase sarà il ritorno dalla cattività babilonese:
* La città distrutta dai Babilonesi sarà restaurata (Geremia 38:1-13).
* Dio susciterà il re pagano Ciro come "pastore" e "unto", anche se non Lo riconosceva, per ricostruire Gerusalemme e il tempio (Is. 44:28, 45:1,4).
Tuttavia, questi capitoli guardano ben al di là del ritorno da Babilonia per predire un risveglio e una restaurazione del popolo di Dio e la conseguente benedizione del mondo intero. Qual è l'adempimento di ciò? Nel Sionismo, oppure in Cristo?
* Nel Nuovo Testamento, Luca interpreta Isaia 40 come profezia del ministero di Giovanni Battista, della predicazione del vangelo del Regno e della manifestazione di Gesù (Luca 3:4-6).
* Il "servo di Dio" menzionato per tutta la parte finale di Isaia non viene identificato con la nazione incredula di Israele, ma con Gesù (Isaia 52:13-53:12) e con la proclamazione apostolica del vangelo ai Gentili (Atti 13:47 = Is. 49:6; 2° Cor. 6:2 = Is. 49:8).
* Paolo spiega in Atti 13:26-34 che il "patto" di Dio e "le sacre e fedeli promesse fatte a Davide" (Isaia 55:3) furono adempiuti nella morte e nella risurrezione di Gesù.
Il ritorno di Israele dalla cattività viene interpretato come la raccolta del popolo fedele di Dio tramite il Vangelo, non un ritorno di Ebrei increduli in Palestina.
Il Regno di Dio è stato tolto all'Israele naturale
Da quando la nazione ebraica ha rigettato il Figlio di Dio, ha cessato di essere
"la luce delle nazioni" (Isaia 49:6). "Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a un popolo che ne faccia i frutti" (Matteo 21:43).
Paolo scrisse degli Ebrei:
"Essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendoci di parlare ai pagani perché siano salvati. Colmano cosí senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l'ira finale" (1° Tessalonicesi 2:15-16).
Il servo eletto di Dio non è una nazione incredula, e neanche una mista, ma quella nuova nazione presa da tutte le nazioni che veramente serve Cristo, il vero "Israele di Dio" che, come Paolo, "si vanta della croce di Cristo" (Galati 6:14-16).
Veniamo al dunque
Se interpretiamo male le profezie bibliche, non avremo una visione chiara del futuro; ma, ancora più grave, ci accecherà a ciò che avviene nel mondo attorno a noi oggi. Una cattiva comprensione delle scritture dell'Antico Testamento contribuí in maniera determinante al mancato riconoscimento di Gesù come Messia da parte degli Ebrei. Essi aspettavano un capo politico che li avrebbe liberati dagli eserciti dell'occupazione romana, cercavano la restaurazione della sovranità giudaica e un ritorno alle glorie dei tempi antichi. Perciò, quando il Re promesso, Gesù, fece il suo ingresso in Gerusalemme
"giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino" (Zaccaria 9:9)invece di accoglierlo, lo crocifissero.
La cattiva comprensione del posto di Israele nel piano di Dio ha costituito un grande ostacolo per la Chiesa, offuscando la comprensione delle profezie dell'Antico Testamento, ostacolando l'evangelizzazione e portando a "due pesi e due misure" di giustizia per gli Ebrei e per gli Arabi. È ora di cambiare!
* La nostra interpretazione delle profezie deve adeguarsi ai principi dati con grande chiarezza da Dio nella sua Parola. Lo Spirito Santo ha ispirato gli autori del Nuovo Testamento, e dobbiamo adottare la Sua interpretazione: che l'Israele delle promesse non è l'Israele naturale, ma l'Israele della fede, l'Israele spirituale, Ebrei e Gentili uniti in un unico corpo.
* È ora di rileggere i profeti e di scoprire il loro messaggio per noi in questa generazione. Dio ha promesso un grande risveglio e l'effusione dello Spirito Santo, ma noi dobbiamo riceverlo. Siamo chiamati ad essere i Suoi servi per portare luce e giustizia alle nazioni. Ma dobbiamo camminare noi stessi in quella luce, giudicare le cose con giustizia, essere visti come rappresentanti del Regno di Dio e non dei nostri pensieri e pregiudizi. È ora di portare la parola profetica di Dio e il Suo vangelo a tutte le nazioni, Israele compreso.
di David Mansell
